venerdì 13 luglio 2012

QUALE COSTITUZIONE?


foto di Erich Hartman


Nell’iniziare questa mia collaborazione alle pagine di N.O.I. Nuova Offcina Italiana, mi sono trovato a chiedermi quale potesse essere il primo argomento da affrontare tra i tanti, e rilevanti, che premono sul nostro quotidiano anche individuale attuale.
Poi, ho rammentato quanto mi aveva colpito anche la la prima volta che mi ero affacciato in N.O.I. da lettore: il logo, con il suo richiamo ad un articolo della nostra Costituzione.

Ecco, mi sono detto, il naturale argomento di apertura di una partecipazione: La Costituzione.



Anche perché, qualunque cosa si ritenga di voler affrontare o sottolineare, non riesci a farlo se prima non hai ancorato e condiviso in quale paese sei e quale paese vuoi. E questo, risulta appunto la sua Costituzione.
La nostra Costituzione è sorta dai sacrifici di tanti, e dalle speranze di tantissimi, dopo una guerra persa e con l’alleato sbagliato accanto. Ed essa, ha segnato il percorso sul quale si voleva ancorare la ricostruzione e lo sviluppo della società politica e sociale economica italiana.
Perché, le Costituzioni non appaiono esercitazioni di diritto astratto: ma i segnali stradali fondamentali in un viaggio comune e solidale di una Comunità coesa che si riconosce anche in nazione.

Esse, le Costituzioni delle democrazie, ed anche la nostra tra di esse,  hanno segnato il passaggio dai regimi autoritari e di censo alle democrazie di tutti.
Esse, hanno aperto le porte all’Evo moderno dell’essere umano, donna uomo senza differenze, potenzialmente pari nella corsa della vita. E di certo comunque pari nelle scelte elettorali fatte con voto individuale.
Esse, sancendo anche il diritto basilare a sperare ciascuno di noi in un “Lavoro” equo e positivo come concorso personale alla propria vita ed alla nazione. Perché risulta il Lavoro, ed i redditi equi che concede, la leva essenziale su cui abbiamo lasciato la servitù prevalente, esterna o familiare, per affrancarci uomini e donne libere di scegliere, vivere, consumare lecitamente, e votare.

Non a caso, le Costituzioni democratiche non sono state mai <regalate>; ma sempre conquistate.
Con sacrifici duri, lotte di ideali, testimonianze di tanti. Così è sorta infatti quella inglese, quella francese, quella americana; ed anche appunto la nostra attuale.
Merita ricordare che il nostro stesso Risorgimento risulta aver fatto tutto perno, fino all’insurrezione diffusa nel rifiuto, sulla richiesta di concedere Costituzioni.
PERCHE’ E’  LA COSTITUZIONE  che trasforma il suddito in cittadino pari che governa con il voto, e conosce i propri diritti e doveri collettivi ed individuali.

Come appare allora oggi la nostra, di Costituzione?

Sul piano dei diritti fondamentali, dei principi e dei diritti e doveri collettivi ed individuali, direi una grande Costituzione rimane. Visibile tanto più oggi, dove tanti sistemi anche in democrazia arretrano vistosamente sul piano dei diritti e dei principi basilari.

EPPURE, SE BEN GUARDIAMO LA NOSTRA COSTITUZIONE RISULTA SOTTOPOSTA AD UNA INSIDIOSA PROVA D’ESISTENZA.
Da parte di chi la voglia cambiare, in parte o molto? Non direi. Chi si propone di cambiare apertamente, esercita un legittimo diritto potenziale. Subordinato all’esistenza di consenso popolare prevalente.
Il vero tarlo che appare invece, ancora oggi erodere la sostanza della nostra Costituzione a mio parere si chiama: Costituzione Materiale.

Chi di noi, specie i più anziani, non ha sentito dire, o letto anche su media autorevoli, e più volte nel tempo: questo in realtà non si potrebbe, ma è invalsa una prassi di Costituzione materiale che l’ammette.
In altre parole, questi comportamenti sarebbero vietati dalla nostra Costituzione; ma poiché da tempo non ottemperiamo a quelle prescrizioni, esse, sono state di fatto modificate od abrogate da una tacita prassi abituale. Divenuta essa stessa così Costituzione efficace. O sua variante. Senza il disturbo di cambiarla, la Costituzione reale.

Ma in questo modo, si va cessando di essere un paese costituzionale, per tornare un paese a gestione paternalistica od autoritaria prevalente, che si interpreta la Costituzione, alla fine, come gli pare.
Cioè, senza tanti annunci, abbiamo abrogato in questo modo la certezza dei diritti appunto COSTITUZIONALI. Cioè certi, sicuri, inviolabili: appunto Costituzionali. I nostri.


Ecco che allora si comprende come abbiamo potuto immettere a <presa diretta> nel nostro ordinamento tante disposizioni e accordi europei anche intesi in variante automatica e prevalente alla nostra di Costituzione.
Mentre altri paesi europei, anche di più antica tradizione, sono passati e passano usualmente per referendum prima di quelle stesse incorporazioni nazionali.

Ecco perché, gli ultimi possibili accordi di vertice Ue, stanno in parcheggio alla Corte Costituzionale tedesca che deve deciderne la ammissibilità con la propria di Costituzione.

Ecco perché, ancora qui da noi, entro un trentennio di risultata smodata manipolazione delle leggi elettorali, siamo potuti arrivare perfino ad un Sistema elettorale vigente da anni, che elimina non solo la preferenza confezionando liste bloccate più adatte a Regimi autoritari; ma siamo arrivati a concedere un premio tale elettorale, idoneo a consegnare la maggioranza parlamentare a minoranze elettorali. E come sarebbe mai potuto accadere se avessimo ottemperato a: ogni elettore un voto uguale?

L’attuale parlamento ne appare lo spaccato plateale.

Una lista prende la maggioranza parlamentare con il premio smodato che concede. E così facendo cancella voti e seggi altrui altrimenti conquistati.
Ma quella maggioranza però, poi si spacca in scissione. Ormai da oltre un anno. E accade l’impensabile. I seggi parlamentari risultati regalati in premio all’elezione, risultano ora <regalati> in parte alla residua maggioranza, ed in parte all’opposizione. Appare stravagante constatare che in un rispetto Costituzionale, quella sorte del premio elettorale – e che già falsava incompatibilmente comunque l’assetto parlamentare reale – dovesse adesso inevitabilmente condurre a nuove elezioni naturali?

Il nostro sistema costituzionale risulta un sistema parlamentare, fondato su una legge proporzionale. Eppure, chi non vede che, ormai da tempo, siamo scivolati lentamente in un sistema di prassi semipresidenziale?
Solo che il presidente da noi non viene eletto a suffragio universale….

Ed ecco che risulta emergere un sistema <materiale> interamente nuovo: strutture di partito che inalberano l’effige del momentaneo signore, espropriano il diritto di preferenza elettorale all’elettore; e prefigurano un parlamento di loro fiduciari. E questa Camera non più elettiva, se non per la forma del rito della scheda, elegge a sua volta, ogni sette anni, il vero vertice apicale anche dell’esecutivo costituzionale (presidenza della Repubblica) . Non si può negare che ne emerga un intero assetto dei poteri istituzionali  dai quali è stato, di fatto, espulso l’elettore. E con esso, buona parte dei suoi basilari diritti costituzionali.

LE COSTITUZIONI, ed anche la nostra, appaiono una conquista perché sono scritte e fisse nella certezza di doveri e di diritti per chiunque e che prescrivono puntuali.
Se invece si rimuove un tale aspetto basilare, dalle costituzioni, si torna anche in modo non espresso, o non detto, al feudo, alle corporazione, alla democrazia di censo. Ciascuno poi veda dove, a proprio parere, si trovi oggi la nostra nazione.

Si sarà compreso che, personalmente, ritengo equivalente ad attentato alla Costituzione vigente il parlare di una Costituzione materiale che si impone in uso come tacite varianti.


Allora, le Costituzioni, ed anche la nostra, sempre a mia modesta opinione, non si cambiano mai?
Le Costituzioni, si cambiano, ponderatamente, ogni volta si ritiene che occorra: MA APERTAMENTE. Ed ufficialmente: con voto delle Camere e Referendum confermativo popolare.
Personalmente porrei sempre la prescrizione del Referendum confermativo, poiché abbiamo visto non sempre un buon utilizzo delle variazioni avvenute per maggioranza anche assolute solo parlamentari
Personalmente, porrei a ratifica referendaria anche la Legge elettorale. Perché le regole del gioco generale non possono essere trafficate solo a proprio unico sperato vantaggio da qualche giocatore.


Adesso forse si capisce anche perché quell’articolo di Costituzione nel logo, pur così rilevante e fondante la democrazia stessa, in realtà oggi non attivi e non significhi quasi niente. Se l’è ingoiato la silenziosa costituzione materiale. La quale risulta avere cancellato infatti il Lavoro  come pilastro fondante della nazione di tutti, sostituendolo in silenzio con la Rendita parassita. Di pochi.

Si comprenderà forse adesso perché e come, mettendo assieme correzioni materiali di costituzione e leggi elettorali, l’Italia abbia potuto, in circa trenta anni, spostare sul 6% della sua popolazione oltre il 50% della intera ricchezza nazionale. TUTTO SI TIENE.


Non modiicherei niente, dunque della attuale nostra costituzione?

Una modifica la farei: SULL’ASSETTO DEI POTERI che essa prevede tra Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. Prendendo a riferimento quella tedesca inclusiva della sfiducia costruttiva e camera federale e con poteri esecutivi reali al  Primo Ministro.

Perché la nostra Costituzione, in questa sua parte, risulta oggi troppo figlia del suo tempo. Quando cioè troppo diversi, tra di loro, dovevano trovare un’intesa costituzionale. E la trovarono. Ma la legarono, come sempre in patti in cui non ci si fidi sino in fondo tra contraenti < vedi Onu e Ue > alla consociazione: vale a dire sul diritto di veto reciproco. Si marcia se tutti d’accordo, o si sta fermi.

Per questo la nostra costituzione, in questa sua parte dei Poteri che prevede, non favorisce l’Alternanza: perché la nega nei fatti con le maggioranze assolute che impone in tutti i passaggi esecutivi rilevanti. Ma l’alternanza è il pane e il sale della  Democrazia.
E il consociativismo decaduto oggi di spessore, rimasto però prescritto per costituzione, ha paralizzato la responsabilità di scegliere, l’efficacia esecutiva costituzionale, la gestione controllata della spesa. Perché, se devo accontentare ogni volta tutti, decido poco, spendo molto. E spendo male. Il debito pubblico italiano in gran parte da qui infatti risulta che nasca e tutt’ora si alimenti.

Ma questa è un’altra cosa. Che esce da questa nota per seguire altri futuri argomenti da riflettere assieme.

staffa

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